BLOCKCHAIN CRIPTOVALUTE METAVERO E NFT – Tutti ne parlano, ma sappiamo cosa sono?

Ricordo che negli anni Ottanta fa lessi sul testo scolastico di computisteria che nel duemila avremmo fatto le operazioni bancarie utilizzando il telefono. All’epoca questa affermazione sembrava decisamente fantascientifica anche per una persona come me che era già un grande appassionato di informatica.

Venticinque anni fa invece iniziava a diffondersi la rete internet in Italia ed anche in quel caso nessuno avrebbe mai immaginato l’espansione che avrebbe avuto ed i vantaggi che avrebbe portato.

Oggi ci troviamo nuovamente davanti a una svolta epocale che è costituita dal metaverso e dalle blockchain e tutto quello che ne consegue. Questo termine, è ormai diventato comune nel nostro linguaggio, ma sappiamo di cosa si tratta? La particolarità delle blockchain è la tecnologia che nascondono al loro interno.

Possiamo considerare la blockchain come un archivio digitale condiviso e decentralizzato che contiene delle informazioni che sono molto, ma molto difficili da modificare. La blockchain che possiamo tradurre col termine “catena di blocchi” si compone di tre elementi:

  • i dati che vengono memorizzati in quel blocco;
  • l’hash che è una stringa alfanumerica che identifica quel blocco, e
  • l’hash de blocco precedente, che è proprio questo a dare origine alla catena e a renderla così sicura.

Se un blocco venisse manomesso, anche l’hash di quel blocco verrebbe modificato compromettendo la validità dei blocchi successivi. Manomettere un blocco non è poi così difficile, soprattutto se ci si affida alla velocità di calcolo dei processori moderni e per evitare che questo possa avvenire la blockchain utilizza un protocollo crittografico chiamato proof of work consistente in una richiesta di calcoli aggiuntivi necessari a rallentare la creazione di nuovi blocchi e rendere molto più complesse operazioni di hackeraggio.

Un’altra caratteristica che garantisce la sicurezza di una blockchain è la decentralizzazione e questo avviene attraverso una rete peer to peer alla quale chiunque può accedere e partecipare diventando così un nodo ed ottenendo una copia completa della blockchain in modo da poter verificare che tutto sia in ordine. Quando viene creato un nuovo blocco questo viene in inviato a tutti i nodi della rete che verificano che questo blocco non sia stato manomesso e se è tutto corretto ogni nodo aggiunge questo blocco alla propria blockchain.

Se invece un nodo aggiunge un blocco che è stato manomesso questo verrà respinto dagli altri nodi della rete. Ed è proprio questa architettura a dare sicurezza e garanzia della blockchain perché per manomettere con successo la blockchain bisognerebbe manomettere tutti i blocchi della catena.

La blockchain viene utilizzata anche per creare asset digitali unici, pertanto, se scriviamo un testo su un documento word quel testo si trova sul nostro computer ed è unico. Nel momento in cui lo inviamo per mail, quello stesso testo oltre che sul nostro computer sarà presente su un server di posta e sul computer del destinatario. Con l’invio della mail abbiamo dato il via a una serie di duplicazioni dello stesso documento. Quel testo poi potrà naturalmente essere condiviso a sua volta e inviato ad altri soggetti che ne avranno a loro volta una copia.

Questa duplicazione può avvenire un numero illimitato di volte e il documento può essere modificato e cambiato. Il testo word originario è un file digitale che non è certo unico, ma quel testo invece, grazie alle blockchain potrebbe diventare un file unico.

In pratica se prendiamo quel documento word, lo stampiamo su carta e lo passiamo a qualcuno, perdiamo il possesso di quel documento cartaceo. Nel mondo digitale invece questo il passaggio documentale implica automaticamente una duplicazione, ma la blockchain consente che possa essere trasferito quel documento e non una copia. E se il destinatario avesse la necessità di condividerlo, non lo potrebbe fare perché si troverebbe a trasmettere quel documento e non una copia perdendone il possesso in favore di un altro soggetto. Questo garantisce l’unicità e la non duplicabilità del documento.

Le blockchain nascono nel 1991 con l’intento di vidimare documenti digitali in maniera che non fosse possibile manometterli o retrodatarli. Questa tecnologia è però rimasta inutilizzata fino al 2008 quando Satoshi Nakamoto presentò il progetto di una criptovaluta chiamata bitcoin. Non si è mai scoperta la sua identità e si ritiene che dietro a questo nome in realtà ci sia un pool di esperti crittografici.

La caratteristica delle criptovalute è che mentre le monete tradizionali vengono emesse dalle banche centrali o dai governi, questa cosa invece non avviene con i bitcoin perché vengono creati da un algoritmo che oltre a crearli ne gestisce anche gli scambi senza bisogno di intermediari istituzionali come banche o governi rendendo questa valuta totalmente decentralizzata.

Il successo del bitcoin è dato non solo dalla facilità di scambio di questa valuta, ma soprattutto il trasferimento in pieno anonimato.

A ottobre 2021 Mark Zuckerberg, il creatore di Facebook ha annunciato il suo orientamento mirato allo sviluppo di un metaverso andando addirittura a cambiare il nome della sua holding da Facebook a Meta.

Bisogna precisare che non esiste una vera e propria definizione di metaverso: il prefisso meta deriva dal greco e significa “dopo, oltre”. La prima volta che venne usato questo termine è stato all’interno del romanzo di fantascienza Snow Crash del 1992 di Neal Stephenson e l’idea alla base del romanzo era un mondo ibrido tra realtà fisica e realtà virtuale, in cui le persone possono accedere al proprio avatar in 3D attraverso dei terminali. Per capire meglio il concetto è necessario approfondire i tipi di web.

Il Web 1.0 è quello degli anni Novanta, dove si apriva il browser sul computer e si usufruiva dei contenuti. Il Web 2.0 è quello attuale dove gli utenti sono creatori di contenuti ce ciò avviene su piattaforme centralizzate. Il web 3.0 è quello decentralizzato dove i contenuti e i servizi non risiedono su piattaforme in mano a un’azienda ma sono distribuiti in maniera omogenea su tutta la rete e questo avviene attraverso le blockchain.

Il metaverso è pertanto un concetto di universo 3D persistente online che combina gli utenti in spazi virtuali differenti andando a rompere le barriere tra il mondo fisico e quello digitale costituendo la prossima evoluzione di Internet.

All’interno di questo ambiente composto da tantissimi universi collegati tra di loro, gli utenti attraverso gli avatar potranno incontrarsi socializzare giocare e lavorare insieme utilizzando la realtà aumentata oppure una realtà virtuale. Sebbene oggi il metatarso sia ancora in fase embrionale ci sono alcune piattaforme che già hanno sviluppato al loro interno alcune di queste caratteristiche. Qualcuno si ricorderà del gioco “second life”, ecco allora che possiamo intenderlo come un’evoluzione di quel gioco.

Risale a dicembre 2021 la notizia che Bill Gates ha scritto sul suo blog che nell’arco di tre anni la maggior parte degli incontri virtuali passerà dalla rappresentazione 2D delle nostre persone agli avatar digitali 3D del metaverso: “L’idea è che alla fine utilizzerai il tuo avatar per incontrare persone in uno spazio virtuale che replica la sensazione di essere in una stanza reale con loro”. L’impatto sarà notevole nel momento in cui sempre più aziende investiranno tempo e risorse sulla creazione di nuovi strumenti, hardware e software, per il metaverso.

Per Bill Gates si tratta di una forma di cyberspazio che rappresenterà la nuova frontiera della comunicazione digitale. Ciò sarà ulteriormente rafforzato dalla corsa all’innovazione tecnologica vista durante la pandemia di Covid-19 che ha colpito duramente ogni settore.

Scrive ancora che il passo fondamentale sarà la creazione di nuovi occhiali VR e guanti per catturare e riprodurre fedelmente il linguaggio del corpo, la nostra voce e le espressioni facciali durante la vita nel Metaverso. Tali strumenti, però, dovranno essere accessibili al pubblico e la sta lavorando su prototipi di realtà 3D per lo smart working.

I progetti nati finora sono tutti legati a videogiochi che si basano proprio sulla creazione di questi mondi virtuali incentrati su quelli che sono i metaversi. Il mondo dei videogame è soltanto una piccolissima parte di quello che saranno le applicazioni ed il futuro del metaverso proprio per il suo orientamento all’imitazione di una realtà che andrà a raccogliere tutti quelli che sono gli aspetti della nostra vita quotidiana in un unico ambiente. All’interno del metaverso le persone potranno indossare occhiali smart ed entrare in quello che è un mondo 3D dove ci sarà anche la possibilità di lavorare in questo mondo e far partecipare altri collaboratori e interagire appunto in questo mondo virtuale. Non si tratterà però di una semplice estensione dell’Internet che conosciamo oggi ma sarà un vero e proprio successore e verrà costruito proprio basandosi sulle blockchain e sulle applicazioni decentralizzate. È impossibile prevedere quali saranno tutte le evoluzioni che ci saranno all’interno del metaverso.

Molti sviluppatori di videogiochi hanno creato il proprio metaverso e poiché la gran parte di questi ha come obiettivo la replicazione della vita reale è necessario anche acquistare la criptovaluta del o dei metaversi ai quali si decide di appartenere. Più uno di questi giochi avrà successo e più queste criptovalute saranno destinate a salire di quotazione.

Da quando Mark Zuckerberg ha lanciato Meta, il mercato del metaverso è letteralmente esploso, raggiungendo valori fino al giorno prima ben difficili da prevedere. Ci sono dei token che nel gito di 24 ore hanno raddoppiato le loro quotazioni. Questi metaversi che sono basati su una blockchain dimostrano caratteristiche e potenzialità uniche, che li rendono per molti aspetti molto più interessanti agli investitori rispetto ai metaversi gaming tradizionali. Le blockchain legate al metaverso offrono nuove opportunità di business grazie a un’economia basata sulla compravendita delle proprietà (virtual real estate), sulla creazione di asset, sul play-to-earn e sulla creazione di eventi virtuali.

Il metaverso non lo dobbiamo considerare solo come un semplice intrattenimento, ma una vera occasione di business. Ci sono stati appezzamenti di terra venduti per oltre due milioni di dollari, oppure un ragazzo americano di 27 anni ha fatto una fortuna aprendo una serie di auto-officine. Nel metaverso ci si deve vestire ed ecco che possiamo trovare i brand di abbigliamento sportivo o di lusso perché anche loro hanno intuito questa opportunità di business. Nike è stata la prima azienda di abbigliamento ad entrare in questo settore ed ultimamente anche Adidas che ha creato addirittura una sua criptovaluta.

Ecco allora che si possono muovere i primi passi all’interno del metaverso con la registrazione in uno di questi mondi oppure con all’acquisizione criptovalute utilizzate nel metaverso nella speranza che replichino il successo del bitcoin. Più un metaverso riesce ad avere un’economia fiorente e più la criptovaluta legata aumenterà di valore.

Un’altra strada percorribile invece potrebbe essere l’acquisto di NFT (Non Fungible Token) che sta letteralmente rivoluzionando il mercato delle opere d’arte,

l’acquisto di un’opera legata a un non fungible token non riguarda l’acquisto dell’opera in sé, ma semplicemente la possibilità di dimostrare un diritto sull’opera, garantito tramite uno smart contract. Tutto comincia con una versione digitale dell’opera d’arte. Tipicamente, si usa una foto digitale o una sua documentazione filmata e salvata in formato digitale.

La caratteristica dell’NFT è di tenere al suo interno traccia delle vendite dell’hash, in modo che risulti possibile il tracciamento dei passaggi di mano dell’hash, fino al suo creatore, quindi dimostrandone il possesso. Questo è il meccanismo che fornisce la prova di autenticità e, al contempo, di proprietàdell’opera.

Ad oggi l’NFT più pagato è l’opera di Beeple battuta all’asta da Christie’s e pagata ben oltre 69 milioni di dollari. L’aggiudicatario dell’asta però possiede un certificato ospitato sulla blockchain di Ethereum che include un identificativo unico dell’acquisto stipulato. Il certificato che non direttamente scritto nella blockchain ma ad essa collegato conterrà alcune proprietà del token e l’hash che rimanda ad un file che contiene l’immagine realizzata da Beeple.

Creare un NFT è decisamente facile ed ha un costo che è quello della transazione sulla blockchain prescelta per inserire la nostra creazione digitale. Si procede caricando l’opera su marketplace e se ancora non lo si ha bisogna creare un wallet per l’accredito delle criptovalute. Il costo della creazione dell’NFT dipende poi dal costo della transazione su Ethereum (che è quella che ha venduto l’opera di Beeple) si aggira attorno al centinaio di euro a opera. A quel punto non resta che mettere in vendita l’opera ed i vari marketplace offrono la possibilità di venderla a prezzo fisso oppure optare per una vendita all’asta.

Poiché Beeple non è stato l’unico a vendere NFT a cifre da capogiro ecco allora che i nostri scarabocchi o disegnini fatti durante una telefonata potrebbero farci fruttare una fortuna.